tradimenti
Una attesa ventennale
Marciotto
03.03.2026 |
1.845 |
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"La sollevai appena per farle sentire quanto la desiderassi, mentre il cuore mi batteva contro le costole..."
Mi chiamo Max, ho superato i cinquantacinque anni e ho sempre creduto che la mia vita fosse un libro già scritto, con i capitoli ordinati e un finale sereno. Al centro di questo libro, da vent’anni esatti, c’è la famiglia di Gabriella. Le nostre vite sono intrecciate in modo indissolubile: mia moglie e lei sono come sorelle, e io ho visto Gabriella trasformarsi da ragazza ventenne a donna di trentacinque anni, vivendo accanto a lei ogni tappa, dai brindisi per la laurea al suo matrimonio.
Tra noi c’era sempre stata una simpatia fuori dal comune, un feeling che tutti notavano ma che nessuno aveva mai osato definire "pericoloso". Era un’intesa mentale, fatta di sguardi che si incrociavano durante le cene noiose, di battute sussurrate che ci facevano scoppiare a ridere nello stesso istante. Non c'era mai stata attrazione fisica, o almeno così ci eravamo convinti: io ero il punto di riferimento maturo che dispensava consigli , lei l’amica brillante. Ma nell'ultimo anno, il clima era cambiato. Sapevo da mia moglie della sua crisi matrimoniale, dei silenzi gelidi con il marito, e improvvisamente quella "simpatia" aveva iniziato a vibrare di una frequenza nuova, più cupa e profonda.
Ma tutto cambio il giorno del compleanno di mio nipote, eravamo nel pieno del suo caos gioioso della festa .Tra le grida dei bambini e l’odore di zucchero, arrivò il momento della torta. "Tutti vicini per la foto!" gridarono. Nella calca, mi ritrovai alle spalle di Gabriella. Sentivo il profumo del suo collo, un misto di vaniglia e pelle calda.
In quel momento, la razionalità che mi aveva guidato per cinquantacinque anni si sbriciolo' e subentro' la pazzia .Invece di mantenere la solita distanza di cortesia, feci un passo avanti. Le poggiai le mani sui fianchi, sentendo la compattezza della sua vita sotto il tessuto leggero. Ma non mi fermai. Mi spinsi contro di lei, annullando ogni centimetro di aria. Era un gesto di pura follia .Sentii il mio sesso premere con prepotenza contro la base della sua schiena, un contatto totale, carnale, che urlava verità taciute per due decenni. Il cuore mi esplodeva nel petto. Gabriella si irrigidì per un istante, poi fece qualcosa che mi tolse il fiato: si abbandonò leggermente all'indietro, assecondando la pressione. Si voltò lentamente, guardandomi sopra la spalla. Non c’era scandalo nei suoi occhi, ma una luce ammiccante, un sorriso carico di una fame che non le avevo mai visto. Poi si rigirò verso l’obiettivo, lasciando che i nostri corpi restassero fusi mentre i flash scattavano.Io cingevo i suoi fianchi con desiderio e lei lo accertava. In quella foto, eravamo l'immagine della famiglia; nel nostro segreto, eravamo l'inizio di un incendio.
Dopo lo scatto della foto , uscii in giardino per fumare, cercando di dare un senso a quella follia. Il rimorso mi rodeva: pensavo a mia moglie, al marito di lei, alla lealtà che ci legava. Ma quando sentii la porta-finestra aprirsi, ogni dubbio svanì. Era lei. Si avvicinò lenta, con una sensualità nuova, consapevole. "Marcello... lo hai fatto apposta prima? Durante le foto?" chiese con voce roca.
La guardai negli occhi, respirando l’elettricità della notte. «Sì, Gabriella. L’ho fatto apposta. Forse perché mi piaci da vent’anni e solo stasera ho smesso di averne paura. Perdonami se ho osato tanto.»
Aspettai la sua reazione mentre il silenzio diventava denso, quasi solido. Mi avvicinai, circondandole di nuovo i fianchi; stavolta non c’erano bambini o parenti a farci da scudo. La sospinsi con delicatezza contro la parete di pietra del giardino, in un angolo d’ombra rubato alla luce.
«Ci possono vedere,» sussurrò lei, ma le sue mani cercavano già la mia nuca, artigliando i capelli per tirarmi a sé.
La baciai. Non fu un bacio, fu una resa. Le nostre lingue si cercarono con un'urgenza sensuale che sapeva di attesa e di proibito. Sentivo il suo corpo vibrare contro il mio; la differenza d’età svaniva nel calore di quella pelle che per una vita intera avevo solo immaginato. Le mie mani scivolarono basse, accarezzando la curva soda dei suoi glutei e osando spingersi oltre, a sfiorare la sua intimità profonda, calda e umida. La sollevai appena per farle sentire quanto la desiderassi, mentre il cuore mi batteva contro le costole. Eravamo a pochi metri dalla vetrata illuminata del salotto, dove le nostre famiglie ridevano ignare. La follia di poter essere scoperti rendeva ogni sfregamento, ogni respiro spezzato, di una bellezza insostenibile. Stavamo vivendo un sogno.
Il rumore di un bicchiere rotto in casa e le risate che seguirono ci costrinsero a staccarci bruscamente. Gabriella si sistemò i capelli con gesti rapidi, il respiro ancora corto e gli occhi lucidi di un desiderio rimasto a metà. Rientrammo separatamente, forzandoci a rientrare nei nostri ruoli.
Il resto della serata fu un gioco di sguardi pericoloso. Ogni volta che i nostri occhi si incrociavano, c’era un sorriso ammiccante, un richiamo muto. Ogni passaggio tra i corridoi diventava l'occasione per uno sfioramento furtivo: una mano, un fianco, la pressione di un braccio. Ero seduto accanto a mia moglie, ma la mia pelle bruciava ancora del tocco di Gabriella.
Al momento dei saluti, davanti alla porta, ci scambiammo il solito bacio sulla guancia. Ma lei osò: un bacio a stampo, le labbra leggermente inumidite dalla punta della lingua, e un abbraccio formale che permise al suo seno di premere contro il mio petto. Mi sussurrò all’orecchio: «Non può finire qui, Marcello. Non dopo stasera.»
La guardai allontanarsi mentre stringeva la mano a suo marito. Provai un senso di colpa, è vero, ma era troppo debole per spegnere l'incendio che divampava dentro di me. «Ci sentiamo presto,» dissi a voce alta. Ma entrambi sapevamo che quel "presto" sarebbe stato l'inizio della nostra più dolce e pericolosa rovina.....oppure no!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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